| weblog ? | This is a work of fiction. --------Names, characters, places, and incidents either are the products of the author's imagination or are used fictitiously. Any resemblance to actual events, locales, or persons, living or dead, is entirely coincidental. | Voyeur n. *loading* | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
BOOSTER
definizione: sost. 1. pubblicitario 2.(sl. amer.) chi ruba in un negozio 3.(tecn.) elevatore; motore, compressore, razzo ausiliario 4. (tv) preamplificatore 5. (med.) richiamo (di vaccinazione): - dose, dose supplementare.
Altro che “Creativi”. L’art e il copy di razza dovrebbero essere dei selettori, dei depuratori di creatività: potenti senza potere, bizzarri inventori di fiabe dal suggestivo quanto instabile congegno, inscenano per esclusione architetture da ammirare e smontare con dirompenti manovre della ragione. Creativi è titolo palesemente selettivo, collocante in modo automatico all’opposizione, supponente convivenza con ampia e imprecisata classe di Non-Creativi. Disponete Creativi e Non intorno a un tavolo e vi accorgerete di quanto labile sia il confine fra l’incontro e lo scontro, la cooperazione e il boicottaggio, la cordialità e l’ironia, l’ironia e il sarcasmo, il costruire e il distruggere. Pubblicità impianto di riciclaggio: imbuto nel quale entrano le mode, le idee, le creazioni altrui, le problematiche del vivere e i mutamenti piú profondi che le determinano; e dal quale escono, scomposti e anagrammati, ingredienti riconoscibili, riassemblati per formare nuovi puzzles. Al centro di tutto l’essere umano - prima ancora di questo o quel prodotto a lui destinato - con la sua intelligenza di base, non importa quanto offesa dal dilagante marketing da cultura di massa. L’essere umano, non quell’astratta sottospecie chiamata consumatore.
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Il nostro lavoro è convincere gente simile a noi ad acquistare dei prodotti di cui, quando va bene, ha necessità e quando va male non sente il bisogno. Questa operazione di convincimento passa sotto il nome di "creatività". La creatività è un complesso miscuglio di emozioni, provocazioni, razionalità, informazioni, sorpresa, lacrime, sorrisi, scandalo, normalità. Tutto questo, in passato, aveva un altro nome: Arte. La differenza tra ieri ed oggi è il consumo. Come il prodotto è oggetto di consumo così la creatività si consuma, così l'arte si produce e si butta via...è, per dirla in termini marketing, disposible. Non cambia, però, il cuore del problema: la gente come noi ha un bisogno insaziabile di quel miscuglio di emozioni, provocazioni, razionalità, informazioni, sorpresa, lacrime, sorrisi, scandalo, normalità che abbiamo definito creatività e che una volta si chiamava Arte. Aldo Biasi Quando il CIELO basso e greve pesa come un coperchio
sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
e versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
una luce diurna più triste della notte;
Quando la TERRA è trasformata in umida prigione,
dove come un pipistrello la Speranza
batte contro i muri con la sua timida ala
picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la PIOGGIA distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
ed un popolo muto di infami Ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle CAMPANE sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
simili a SPIRITI vaganti senza patria
che si mettono a gemere ostinati
e lunghi TRASPORTI FUNEBRI senza tamburi, senza bande
sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
piange e l'Atroce ANGOSCIA DispoticA
pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo. (Charles Baudelaire)
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20/04/2008 sto preparando le vacanze estive a DANZICA e SOPOT http://www.copernicusviaggi.it/viaggi-incentive/danzica-incentive.html http://www.viamichelin.it/viamichelin/ita/tpl/mag5/art20071001/htm/tour-visit-gdansk.htm
se avete commenti su locali o località attigue, lascaiteli grazie ! 30/03/2008 18/03/2008 Habent sua fata fabulae Solo la letteratura ci salverà dalla dittatura del moderno «Tutto è standardizzato, le storie in tv o su Internet non hanno moralità»La letteratura racconta storie. La televisione dà informazioni. La letteratura coinvolge. È una ri-creazione della solidarietà umana. La televisione (con la sua illusione di immediatezza) distanzia, ci imprigiona nella nostra indifferenza. Le cosiddette storie raccontate dalla televisione soddisfano la nostra fame di aneddoti e ci offrono modalità di comprensione che si elidono a vicenda. (Ciò è rafforzato dalla pratica di punteggiare con la pubblicità le narrazioni televisive). Tali storie affermano implicitamente l' idea che tutte le informazioni siano potenzialmente rilevanti (o «interessanti»), che tutte le storie siano senza fine - o che se si interrompono, ciò non accade perché si siano concluse, ma perché sono state spodestate da una storia più recente, più sensazionale, o più eccentrica. Presentandoci un numero illimitato di storie inconcluse, le narrazioni proposte dai media - il cui consumo ha drammaticamente inciso sul tempo che in passato il pubblico istruito dedicava alla lettura - offrono una lezione di amoralità e distacco antitetica a quella incarnata dal progetto del romanzo. Nella narrazione di storie praticata dal romanziere c' è sempre una componente etica. Questa componente etica non sta nella contrapposizione di una verità alla falsità della cronaca. Sta nel modello di completezza, di intensità, di illuminazione fornito dalla storia, e dalla sua risoluzione - che è l' opposto del modello di ottusità, di incomprensione, di passivo sgomento, e conseguente ottundimento dei sentimenti, offerto dalla sovrabbondanza di storie inconcluse disseminate dai media. La televisione ci offre, in forma estremamente svilita e non vera, una verità che il romanziere è costretto a sopprimere in nome del modello etico di comprensione caratteristico dell' impresa narrativa: vale a dire, la consapevolezza che tratto distintivo del nostro universo è che molte cose accadono nello stesso tempo. («Il tempo esiste perché le cose non succedano tutte contemporaneamente... lo spazio esiste in modo che non succedano tutte a te»). Raccontare una storia vuol dire: è questa la storia importante. Vuol dire ridurre l' estensione e la simultaneità del tutto a qualcosa di lineare, a un tragitto. Essere un individuo morale significa prestare, essere obbligato a prestare, un certo tipo d' attenzione. Quando esprimiamo giudizi morali, non stiamo semplicemente affermando che una cosa è migliore di un' altra. Stiamo affermando, in modo ancor più fondamentale, che una cosa è più importante di un' altra. Ordiniamo la vertiginosa estensione e la simultaneità del tutto, a costo di ignorare o voltare le spalle a gran parte di ciò che accade nel mondo. La natura dei giudizi morali dipende dalla nostra capacità di prestare attenzione: una capacità inevitabilmente limitata, i cui limiti si possono, però, forzare. Ma forse il primo passo verso la saggezza e l' umiltà sta nel rassegnarsi ad accettare l' idea, la devastante idea, della simultaneità di ogni cosa, e della incapacità della nostra comprensione morale - che è anche quella del romanziere - di assimilarla (...). I romanzieri, dunque, assolvono un necessario compito etico sulla base di un diritto a un pattuito restringimento del mondo reale - sia in termini di spazio che di tempo. I personaggi di un romanzo agiscono in un tempo che è già completo, in cui tutto ciò che vale la pena di essere salvato è stato preservato - «lavato dalle incrostazioni», come scrisse Henry James nella prefazione a Le spoglie di Poynton. Tutte le storie reali sono storie del destino di qualcuno. I personaggi romanzeschi hanno destini estremamente leggibili. Il destino della letteratura stessa è qualcos' altro. Intesa come storia, la letteratura è piena di sgraziate incrostazioni, richieste irrilevanti, attività prive di scopo, attenzioni improduttive. Habent sua fata fabulae, recita una frase latina. I racconti, le storie hanno un loro destino. Perché vengono disseminati, trascritti, mal ricordati, tradotti. Nessuno, ovviamente, potrebbe mai augurarsi che le cose vadano diversamente. La scrittura di narrativa, un' attività necessariamente solitaria, ha una destinazione che è necessariamente pubblica, comunitaria. Tradizionalmente, tutte le culture sono locali. Una cultura implica barriere (linguistiche, ad esempio), distanza, intraducibilità. Mentre il «moderno» comporta, più di ogni altra cosa, l' abolizione delle barriere e della distanza; l' accesso immediato, l' appiattimento della cultura - e, per la sua inesorabile logica, l' abolizione, o la revoca, della cultura. Ciò che fa al caso del «moderno» è la standardizzazione, l' omogeneizzazione. (Anzi, «il moderno» è omogeneizzazione, standardizzazione. Il luogo per eccellenza del moderno è l' aeroporto; e tutti gli aeroporti sono simili, come tutte le città moderne, da Seul a San Paolo, tendono ad assomigliarsi). Questa tendenza all' omogeneizzazione non può non incidere sul progetto della letteratura. Il romanzo, che è caratterizzato dalla specificità, può entrare in questo sistema di massima diffusione solo per il tramite della traduzione che, per quanto necessaria, comporta un' intrinseca distorsione di ciò che il romanzo è al livello più profondo, vale a dire non la comunicazione di informazioni, e nemmeno il racconto di storie intriganti, ma la perpetuazione del progetto della letteratura stessa, con il suo invito a sviluppare una forma di interiorità capace di opporsi alle sazietà del moderno. Tradurre significa trasportare qualcosa al di là di un confine. Ma sempre più di frequente questa società, una società «moderna», ci insegna che non esistono confini - il che vuol dire, ovviamente, né più né meno che non ci sono confini per i settori privilegiati della società, oggi geograficamente più mobili di quanto sia mai accaduto nella storia umana. E l' egemonia dei mezzi di comunicazione di massa - televisione, Internet - ci insegna che esiste una sola cultura, e che la cultura che si trova oltre i confini è - o un giorno sarà - sempre la stessa, con gli abitanti del pianeta che si cibano tutti alla stessa mangiatoia di intrattenimento standardizzato e di fantasie di eros e di violenza prodotte negli Stati Uniti, in Giappone, o dove che sia; tutti illuminati dallo stesso flusso infinito di frammenti di informazioni e opinioni non filtrate (anche se, in realtà, spesso censurate). Che da tali media si possa ricavare un qualche piacere e una qualche illuminazione è innegabile. Ma sono convinta che essi alimentano mentalità e soddisfano appetiti del tutto avversi alla scrittura (produzione) e alla lettura (consumo) della letteratura seria. La cultura transnazionale a cui vengono iniziati tutti coloro che fanno parte della società capitalistica dei consumi, nota anche come economia globale, è una cultura che, in realtà, rende irrilevante la letteratura - un mero servizio volto a darci quello che già conosciamo - e può trovare un posto all' interno delle strutture inconcluse che regolano l' acquisizione di informazioni e l' osservazione voyeuristica a distanza. Ogni romanziere spera di raggiungere il più vasto pubblico possibile, di attraversare tutti i confini possibili. Ma compito del romanziere, a parer mio, è tenere a mente la falsa geografia culturale che si sta instaurando all' inizio del XXI secolo. Da un lato, attraverso la traduzione e l' adattamento nei media, abbiamo la possibilità di una diffusione sempre maggiore delle nostre opere. Lo spazio è, per così dire, sconfitto. Il «qui» e il «là», ci viene detto, sono in costante contatto tra loro e stanno convergendo con forza. D' altro canto, l' ideologia che sta dietro queste opportunità di diffusione e traduzione senza precedenti - l' ideologia oggi dominante in quella che passa per cultura nelle società moderne - si propone di rendere obsoleto il compito profetico, critico, e finanche sovversivo, del romanziere, quello, cioè, di approfondire, e a volte, se necessario, di combattere il comune modo di comprendere il nostro destino. Lunga vita al compito del romanziere. © 2008 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, Milano © The Estate of Susan Sontag, 2007 * * * Il saggio L' autrice Susan Sontag (New York, 1933-2004), è stata una delle più note e affermate scrittrici contemporanee, attenta osservatrice delle dinamiche culturali e delle realtà politiche e sociali. Di famiglia ebraica e di raffinata cultura cosmopolita, Susan Sontag si è occupata di letteratura, musica, cinema underground, di pittura e politica, di perversioni e pornografia. È autrice di molti saggi, di quattro romanzi, di una raccolta di racconti e di diversi testi per il teatro Il testo Il discorso, di cui in questa pagina pubblichiamo un ampio stralcio, è stato pronunciato dalla Sontag a Città del Capo e a Johannesburg nel marzo del 2004, pochi mesi prima della morte avvenuta il 28 dicembre di quello stesso anno, in occasione della prima conferenza dedicata al Nobel sudafricano Nadine Gordimer L' anticipazione Il testo finora inedito - dal titolo Nello stesso tempo: il romanziere e la riflessione morale - fa parte di una raccolta di saggi di letteratura e di politica che esce domani da Mondadori con il titolo Nello stesso tempo (nell' originale At the same time, pagine 198, 17). La prefazione e la curatela sono di Paolo Dilonardo e Anne Jump, l' introduzione di David Rieff 09/03/2008
Prosegue mostrando come spesso il sesso venga declinato male, quando esso è usato come “stimolo nei luoghi stanchi della vita e come distrazione invece che raccoglimento verso i vertici”.
vivere la sessualità come esperienza capace di accrescere qualcosa dentro di sé, strada alternativa e affiancata a quella della creazione per raggiungere una vetta personale.
“La creazione artistica è così incredibilmente vicina alla sessuale, alla sua doglia e alla sua gioia, che i due processi sono propriamente solo diverse forme d’una sola brama e beatitudine”: già.
L’arte è calore, è vita, è un impulso primordiale prorompente ![]() Artemisia, Battistello Caracciolo, Ribera, Rubens, Tanzio da Varallo, Salvator Rosa, Gaetano Giulio Zumbo, il lucchese Pietro Paolini, Pier Dandini.
26/02/2008 convertire immagini vettoriali Vettorizzare un'immagine significa convertire un'immagine bitmap, derivata generalmente da uno scanner o da un'altro dispositivo di acquisizione digitale in un formato vettoriale, più flessibile, maneggevole ed editabile. Le immagini bitmap sono fatte di punti e pixel. Le immagini bitmap sono perciò: Al contrario, le immagini vettoriali sono: http://www.volalibero.it/da_bitmap_a_vettoriale.html VECTOREYE : http://www.siame.com/download.html Tutorial Tracing Illustrator Tutorial per la funzione di Autotrace di Illustrator Adobe Streamline TraceIT Rastervect Vector Eye Autotrace di Freehand Silhouette Vextractor Traceline AutoTrace Crucible EasyTrace Traceline Come convertire in Flash ImpressionX Acme TraceArt La conversione manuale Lo strumento per la conversione in Corel Draw
AUTOTRACE : http://autotrace.sourceforge.net/ 16/02/2008 La Storia di Frances Farmer Un film del 1982, intitolato Frances, narra la tormentata storia della vita dell’attrice Frances Farmer, interpretata da Jessica Lange. È la storia della violenza selvaggia, brutale, gratuita e indelebile, a cui gli psichiatri sottoposero l’attrice più dotata del suo tempo.A lei dedicò una canzone Kurt Cobain negli anni '90.
Frances Farmer era conosciuta dalle sue parti come “la ragazzaccia di West Seattle”. per la sua personalità impetuosa, ostinata, magnetica.Nata nel 1913 a Seattle Frances Farmer comincia a scuotere le sane fondamenta della società a 16 anni,con un premio letterario vinto per un saggio antireligioso e poi con un viaggio nella Russia Sovietica. Fu attrice teatrale e cinematografica di una bellezza folgorante, e la sua troppo breve carriera illuminò i set di Hollywood e di Broadway negli anni ’30 e ’40. Irrompendo come una cometa dalla costa settentrionale del Pacifico, fece il suo debutto cinematografico nel 1936 con il film Too Many Parents. Nei sei anni seguenti interpretò 18 film, 3 commedie di Broadway, 30 programmi radiofonici di prim’ordine e 7 produzioni teatrali in compagnie stabili. Il tutto all’età di 27 anni. Fu paragonata a Greta Garbo. Ma mentre la sua carriera professionale prosperava, la sua vita privata si disintegrava. Il fallimento del suo matrimonio con l’attore Leif Erickson, le difficoltà nelle altre numerose relazioni sentimentali, la pressione della sua carriera, furono fattori concomitanti che la spinsero a sviluppare dipendenza dall’amfetamina (benzedrina) che inizialmente le serviva per controllare il peso. Nel 1943, la Farmer interpretò il film “No Escape”, un titolo ironico considerata la direzione che la sua vita avrebbe preso. Il suo ribelle anticonformismo, unito ad un convinto attivismo politico di sinistra, le scava la fossa. Il potere di destra di Seattle prende a pretesto i problemi personali e le “abominevoli” convinzioni politiche dell’attrice e la elimina con l’aiuto di una madre mostruosa e della compiacenza della potentissima lobby psichiatrica. La sua fine iniziò con un arresto causato da un suo coinvolgimento in una rissa. La mattina dopo, il tribunale l’affidò alla custodia dello psichiatra Thomas H. Leonard, con cui l’attrice rifiutò di collaborare e che le diagnosticò una “psicosi maniaco depressiva probabilmente indizio di una definita demenza precoce”, una diagnosi “che in seguito fu liquidata come assurdità incomprensibile”. Ma il giorno dopo la Farmer fu trasferita al sanatorio per attori di La Crescenta. Nei sette anni che seguirono l’attrice rimase inesorabilmente invischiata nell’oscuro mondo dei trattamenti e dei soprusi psichiatrici, fu aggredita selvaggiamente con una serie di terapie violente che miravano a defraudarla della sua dignità e del suo talento.Nel sanatorio fu sottoposta allo shock insulinico, “una brutale tortura psichiatrica che toglie al corpo la sensibilità e provoca danni cerebrali estesi”. La Farmer reagì negativamente allo shock insulinico... e ne ricevette altri . Non riusciva più a concentrarsi o a ricordare i dialoghi. Si rese conto che gli psichiatri stavano “distruggendo sistematicamente l’unica ancora di salvezza della sua vita: la fiducia nella propria creatività”. La paura spinse la Farmer a fuggire, ma in nel 1944 sua madre firmò segretamente una denuncia contro di lei, e l’attrice fu nuovamente internata. Gli psichiatri dell’ospedale di Steilacoom, nello stato di Washington, iniziarono immediatamente una terapia intensiva a base di elettroshock, allo scopo di spezzare la sua volontà insolente e ribelle. Poiché questa cura non riuscì a trasformarla in una paziente modello, i medici fecero ricorso a un’altra terapia d’urto: la “idroterapia”. Questa pratica barbarica, oggi illegale, consisteva nel denudare il paziente e farlo immergere in una vasca piena d’acqua ghiacciata per sei-otto ore consecutive. Dopo molti altri mesi di tortura, la Farmer fu pubblicamente dichiarata “guarita”, una presunta “vittoria esemplare” per quello che allora era chiamato “movimento d’igiene mentale”. Quando tornò a casa, la Farmer era terrorizzata dalla prospettiva di essere nuovamente internata e fuggì più volte, suscitando sempre l’attenzione della stampa. Spronati da notizie che sembravano pubblicizzare il loro fallimento, gli psichiatri si rivolsero alla madre dell’attrice e le spiegarono che “Frances li aveva ’ingannati’ comportandosi in modo normale e ovviamente aveva bisogno di altre cure”. Nel 1945 sua madre la fece ritornare all’ospedale Steilacoom, dove sarebbe rimasta per altri cinque anni precipitando questa volta in un inferno dantesco. Le condizioni di vita erano intollerabili. La Farmer fu nuovamente sottoposta a elettroshock continui e regolari. Inoltre fu prostituita ai soldati della base militare locale, violentata e maltrattata dagli inservienti. “Uno dei ricordi più vividi di alcuni veterani della clinica era la vista di Frances Farmer immobilizzata dagli inservienti e violentata da bande di militari ubriachi.” Nei suoi ultimi anni, l’attrice disse a proposito delle sue esperienza: “Non lasciarti mai consolare dalla convinzione che l’orrore sia finito, perché esso incombe ancora oggi enorme e minaccioso come ai nefasti tempi del manicomio. Ma devo riferire gli orrori come li ricordo, nella speranza che qualche movimento che agisce per il bene dell’umanità possa essere spronato a liberare definitivamente le sfortunate creature che sono ancora imprigionate nelle corsie posteriori di putride istituzioni.” Frances Farmer, l’ex bellissima stella nascente, morì a 57 anni, indigente e spiritualmente prostrata. 10/02/2008
12/01/2008 16/12/2007
Carne fresca
lasciata scoperta
a macerare
delle sue pulsioni Riccioli d’oro
tagliati sul pavimento Smalto nero solca la mia carne,
solca la pallida pelle
Io ho provato questo
io so cosa vuol dire cammina pure in punta di piedi
non me ne fotte un cazzo
di quel che mi racconti
i
i
i
i
i
09/12/2007 01/12/2007
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